Si sa, una lente d’ingrandimento non è certo lo strumento più adatto per osservare le stelle: è molto meglio un telescopio direte voi! Eppure, spesso, ci si ritrova a voler scrutare la volta celeste cercando di comprendere l’incontenibile, come se l’osservassimo dal vetro del rigore logico.

Ne è testimone Leonardo Serena, docente di storia e filosofia nei licei della Capitanata, il quale, sin da ragazzo, cerca di dare risposte alle sue inquietudini spulciando nei libri dei grandi pensatori e filosofi di tutti i tempi, quei giganti sulle cui spalle oggi possiamo vantarci di poter salire.

In una bella giornata d’estate ci ha fatto molto piacere fare due chiacchiere con lui, facendoci raccontare la storia del suo incontro con Dio. Classe 1937, il professor Leonardo si trova a insegnare nel pieno di un periodo che, dagli anni Sessanta del Novecento, è attraversato da quel nuovo scalpitante spirito critico che guadagna sempre più terreno, spodestando gli ormai antichi moralismi e autoritarismi in ogni campo: “Cercavo in questo marasma di vicissitudini qualcosa che mi sconfessasse da una parte di essere solo e isolato e, dall’altra, mi desse qualche risposta positiva. Sentivo che ci doveva essere qualcosa. Dopotutto, se ho una gran fame, ci deve essere da qualche parte un pezzo di pane che mi sfama!”

Ci racconta che, più che il pensiero di comprendere Dio, sia stato proprio il desiderio di conoscerlo a spingerlo a ricercare prove della sua esistenza. Dove? Nelle esperienze e nelle ricerche dei grandi prima di noi. Ma niente riesce a colmare la sua sete. Leonardo arriva a dimostrare che Dio non esiste e la sua logica non fa una piega! Espone la sua tesi anche ad un pubblico di sacerdoti, durante una cerimonia pubblica. Eppure, la necessità che gli cresce dentro, non si appaga di quelle argomentazioni, anzi, fa sentire sempre più la sua voce. Finché un giorno non s’imbatte in un libro, uno tra i tanti: La vita di Santa Teresa d’Avila. Chi ama leggere lo sa: tutti i libri raccontano, ma non tutti parlano. Quei racconti della Santa furono un’insegna sulla strada della ricerca, per Leonardo: “Lei parla minuziosamente della sua spiritualità, della sua gioventù, essendo amante della lettura, dei romanzi cavallereschi, del ballo e delle sacre Scritture. Lei, tutta immersa continuamente sempre più in profondità in un mare di spiritualità che mi ha affascinato! Parlava, ecco: in sintesi, parlava continuamente di Gesù!”

Mosso dal sentore di essere sulla strada giusta e dal desiderio impellente di saperne di più, Leonardo cerca di conoscere questo Gesù nel Vangelo “e lì è avvenuta la capitolazione totale: tutte quelle persone che negavano la possibilità totale di trovare l’assoluto avevano torto. Nell’ultima cena, a chi degli apostoli gli chiedeva di vedere il Padre, Gesù rispose “ma ancora non hai capito che chi vede me vede il Padre? Che io e il Padre siamo la stessa cosa?” mi sembrava un concetto filosofico, teologico, psicologico, da vivere, per potermi cibare a morsi e sfamare tutti quei dubbi che avevo. Allora ho letto con ancora maggiore intensità il Vangelo. E quella frase che dice “chi di voi mi potrà dire: dove ho sbagliato? La mia parola è vita. Chi segue me non cammina nelle tenebre, e avrà la luce della vita” mi ha letteralmente affascinato! La speranza di trovare l’esistenza di un uomo intelligente che potesse appagare soltanto con discorsi razionali i miei dubbi, è svanita. Ma quando ho incontrato Cristo, io ho incontrato tutto: ho trovato la razionalità, la certezza, l’esempio che Lui ha dato. Perché, prima di parlare, Cristo faceva ciò che annunciava, era ciò che proclamava”.

La verità del Vangelo comincia a far sciogliere ogni suo dubbio e timore; quello più grande, era l’idea di Dio costruita dall’uomo ovvero pensare, come diceva la cultura dell’epoca, che “sia stata la paura dell’uomo che ha fatto creare un dio su misura. No! È Dio che ha creato noi a misura sua, simili a Lui! Con le stesse esigenze! Per cui siamo attratti da questa realtà originaria che noi abbiamo avuto come dono. Non sono un debole e pauroso se mi avvicino a Dio, sono soltanto nella verità, sono orgoglioso e soprattutto sono coraggioso. Perché è un Dio-esigenza, un Dio che dice “guarda che tu non sei nato per essere servito, tu sei nato per essere come me, per servire gli altri” più servi gli altri e più dai senso e prestigio al tuo essere, ricchezza e gloria a chi ti ha creato”.

A quel punto “questa cosa è diventata come un pensiero fisso; tutte le cose che facevo, compreso quando dormivo o quando stavo con mia moglie e la mia famiglia, le vivevo con passione, ma questo pensiero dominante mi accattivava, mi rendeva non prigioniero costretto ma prigioniero dell’amore, potrei dire adesso”.

Quest’amore porta il professore a offrire, non molti anni dopo, la sua vita nel servizio del diaconato permanente. “Più guardi Cristo negli occhi, più ti senti soddisfatto e più ti senti di dire finalmente che hai trovato quello che cercavi, quella perla nascosta e ora ne posso godere! Poi subito ti viene quell’ansia buona e pensi: ma perché tenerla solo per me e non regalarla a tante altre persone che ancora non la conoscono?”. Se provate a domandargli della ragionevolezza della fede, Leonardo risolutamente risponde: “È giusto dire che la fede non solo non sia in contrasto con la ragione, ma illumina, come una lampadina, la strada da percorrere per non sbagliare e perdere tempo. Tutto proviene da Dio e Dio è ragionevole e razionale; quindi sia fede che scienza, sia capacità di indagare sulla natura, sul proprio operato, sul proprio pensiero, sia su quello che ancora ci è sconosciuto ma che ci è stato annunciato attraverso il Vangelo, queste due facoltà provengono sempre da Dio! Che è l’autore di tutto e quindi Lui che è razionale, non può che produrre effetti razionali”. Ci aiuta anche ad entrare nel ragionamento, facendoci l’esempio di Maria, che sa che sarà madre di Dio e, pur non essendo razionalmente possibile una cosa del genere, lei crede che a Dio nulla è impossibile. “Questa è la razionalità, affiancata alla fede e la fede che va oltre la razionalità ma dà quel principio basilare che la razionalità chiede, cioè la facoltà di essere soddisfatto nei propri dubbi, di essere soddisfatto nelle proprie miserie e soprattutto nel modo di pensare e nelle scelte che tu devi fare”.

Una volta un sacerdote mi disse: “Vai sempre fino in fondo ai tuoi dubbi, ascolta le tue inquietudini e le domande che ti poni: i cercatori di verità non resteranno mai delusi perché la verità porta sempre a Dio”. La fede è ragionevole. Credere non vuol dire chiudere gli occhi, ma tenerli bene aperti, entrambi! 

Ilaria Di Giulio