In una Chiesa scossa profondamente dal dilagante malcostume e dai movimenti ereticali di natura pauperistica, sul finire del XII secolo nacque ad Assisi uno dei testimoni di Cristo più ferventi della storia: San Francesco d’Assisi. Dopo aver vissuto una giovinezza gaudente ed immersa nei piaceri terreni, il figlio di Pietro di Bernardone si convertì, di ritorno dal viaggio per la Crociata (alla quale non prese mai parte) nel 1204, ed iniziò a vivere una vita riparata, in assoluta povertà ed al servizio dei più deboli. Ispirandosi all’esempio di Cristo, lanciò un messaggio di segno opposto a quello della società duecentesca, dalle facili ricchezze. Solo dopo qualche anno nacque nel cuore del “Poverello d’Assisi” l’esigenza di predicare il Vangelo e di dedicarsi al progetto di Dio insieme ad altri “fratelli”. L’agiografia francescana riporta il giorno preciso della sua decisione: il 24 febbraio 1208.

In quel giorno, infatti, durante la celebrazione della Messa a Santa Maria degli Angeli (Porziuncola), ascoltando il passo del Vangelo di Matteo sulla missione degli Apostoli (Mt 10, 9-10), Francesco comprese che le parole di Gesù si riferivano a lui: 

“Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. E in qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza”.

A questo punto gli fu chiaro il reale messaggio del Crocifisso a San Damiano: non doveva semplicemente ricostruire il piccolo tempio bensì era chiamato a rinnovare la Chiesa nelle sue fondamenta spirituali. Decise così di abbandonare i panni del penitente e di iniziare la sua predicazione con la veste “minoritica”, cingendosi i fianchi con la corda, coprendosi il capo con un cappuccio e camminando scalzo. Iniziò così la vita e missione apostolica, sposando “madonna Povertà” e predicando il Vangelo come i primi apostoli. 

La missione di Francesco avrebbe ottenuto l’approvazione da parte di papa Innocenzo III nel 1209 perché, contrariamente alle eresie che predicavano un messaggio di povertà, privazioni e moderazione contro l’opulenza di Roma, il primitivo gruppo dei Frati Minori non prese alcuna posizione critica verso la Curia romana rivolgendosi ad essa, invece, sempre con assoluta devozione ed obbedienza. L’eredità spirituale che San Francesco avrebbe lasciato al mondo intero è giunta sino a noi, nella sua semplicità e verità. Al punto che papa Pio XII nel 1939 lo avrebbe definito “il più italiano dei santi ed il più santo degli italiani” proclamandolo Patrono d’Italia.

L’episodio della sua chiamata alla predicazione è davvero emozionante e non ci lascia indifferenti: è bastato per lui ascoltare il passo evangelico, facendolo proprio, per spingerlo verso una missione per la quale dedicò la sua intera vita e per la quale contribuì alla salvezza di molti. Possiamo anche noi saper riconoscere la missione alla quale siamo chiamati, attraverso i nostri studi, e perseguirla con passione e umiltà, come ci ha insegnato Francesco!

In foto: Giotto, San Francesco rinuncia ai beni terreni, Basilica superiore (Assisi).

Emanuele Di Nardo