Quest’articolo non vuole essere una biografia di san Luca, visto che studiosi molto più autorevoli di me hanno speso la propria vita nella ricostruzione storica del personaggio. Ma comunque vuole portarti a riflettere sull’importanza dell’evangelista antiocheno nel panorama cristiano dei primi secoli, provando a prendere spunti di riflessione anche per l’attualità.

Tutti conosciamo san Luca, associando il suo nome al terzo Vangelo e, soprattutto, agli Atti degli Apostoli. Abbiamo qualche idea sulla sua vita grazie anche ad alcuni dati che ci forniscono le lettere di san Paolo. Ma cosa sappiamo esattamente di lui?

Proveniente da una famiglia pagana, cresce ad Antiochia, una delle metropoli più cosmopolite del Medio Oriente nella quale si mescolano tante culture e religioni, tra cui il giudaismo. Qui, infatti, sorgeva una delle comunità giudaiche più grandi del Mediterraneo con cui Luca viene a contatto. Ma percepisce anche la forte influenza greca e tutto ciò che ne comporta, soprattutto a livello culturale. Quindi parliamo di uomo con un background di rilievo come dimostra la sua produzione letteraria. Ad Antiochia svolge la professione di medico, con buoni risultati. Poi avviene l’incontro con Paolo di Tarso, giunto in città insieme a Barnaba. Luca, che non conobbe Cristo direttamente, sentendo parlare Paolo, decide di seguirlo nelle sue missioni. 

Nasce in lui il desiderio di raccontare la storia delle prime comunità cristiane e, soprattutto, l’opera evangelizzatrice di san Paolo che accompagna dove può, fino alla fine della sua vita. Infatti, nella seconda lettera a Timoteo, scritta poco prima della morte, Paolo afferma “solo Luca è con me” (2 Tim 4,11). Il frutto del lavoro di Luca è il grandioso affresco storico e teologico della Chiesa delle origini in cui spiccano i ritratti di Pietro e Paolo: gli Atti degli Apostoli. Contestualmente, però, il nostro evangelista redige anche il racconto della vita di Gesù poi inserito nel canone del Nuovo Testamento sotto il nome di “Vangelo di Luca”. Ora entrambe le opere sono, sotto il profilo storico-letterario e stilistico, due elaborati di pregevole fattura, nelle quali emerge il background citato prima: appare evidente la figura di un uomo che, influenzato molto dall’attività pastorale di Paolo e dal suo dialogo costante con il mondo greco-romano, mostra ai suoi lettori come sia favorevole all’espansione missionaria della Chiesa in Grecia e a Roma. Lui che è stato un pagano prima di essere un ebreo ellenista (non palestinese a livello culturale e geografico) convertito al cristianesimo. Un uomo, quindi, che non ragiona per massimi sistemi ma che è il testimone diretto dell’evangelizzazione. Infatti il suo Vangelo, oltre ad essere scritto con un greco molto raffinato e aulico, punta molto a rimarcare la misericordia di Cristo ed il suo viaggio costante che ha per meta Gerusalemme ma che irradia la vita di coloro che vengono a contatto con Lui, abbracciando la fede cristiana. Più in generale il tema del cammino è presente anche negli Atti, dimostrando la propensione di Luca alla missione.

Ottobre è il mese missionario. In generale la vita del cristiano è una lunga missione per portare il Vangelo a chi non ha ancora avuto il dono di conoscere Cristo. Luca ci dimostra come la fede cambi la vita di ciascuno e come la ragione e la cultura possano integrarsi perfettamente con la religione, senza entrare in conflitto. Un tema molto caro a noi universitari. Luca ha alzato l’asticella evangelizzando ambienti con una forte identità culturale e con una lunga tradizione storica. Il suo esempio ci spinga a testimoniare nell’ambito accademico che sia possibile essere uomini di fede e cultura!

Emanuele Di Nardo